Ho allungato la mano tra il letto e la parete e ho trovato Cose che mi sono capitate. Era pieno, completo. Presto avrei dovuto comprare un nuovo album. Ho letto che è stata la carta a tenere acceso l’incendio delle torri. Tutti quei quaderni, le risme di fogli per fotocopie, le stampate delle e-mail, le foto dei figli, i libri, i dollari nei portafogli, e i documenti negli archivi.. Erano combustibile. Forse se vivessimo in una società senza carta, come un sacco di scienziati dicono che un giorno succederà, papà sarebbe ancora vivo. Forse non dovrei iniziare un altro volume. Ho preso la torcia dal mio zaino e l’ho puntata contro il libro. Ho visto le cartine, i disegni, le foto prese dai giornali e riviste e da Internet, e quelle che avevo scattato io con la macchina del nonno. C’era tutto il mondo lì dentro. Finalmente ho trovato il corpo che cadeva.
Era papà? Forse. Chiunque fosse, era qualcuno. Ho strappato le pagine dal libro. Le ho rimesse in ordine al contrario, in modo che l’ultima fosse la prima e la prima fosse l’ultima. Le ho sfogliate velocemente e sembrava che l’uomo stesse alzandosi in cielo.
E se avessi avuto altre fotografie, sarebbe volato dentro una finestra e dentro la torre, e il fumo sarebbe stato aspirato nel buco da cui l’aereo stava per uscire. Papà avrebbe lasciato i suoi messaggi a rovescio finchè la segreteria sarebbe stata vuota, e l’aereo sarebbe volato all’indietro fino a Boston. Papà avrebbe preso l’ascensore per scendere in strada e schiacciato il bottone per l’ultimo piano. Avrebbe camminato all’indietro fino al metrò e il metrò sarebbe andato indietro nel tunnel fino alla nostra fermata. Papà avrebbe superato il tornello all’indietro e poi fatto sfilare al contrario la sua tessera della metropolitana, e sarebbe tornato a casa camminando all’indietro mentre leggeva il New York Times da destra a sinistra. Avrebbe sputato il caffè nella tazza, si sarebbe sporcato i denti e si sarebbe messo i peli in faccia con il rasoio. Sarebbe tornato a letto, la sveglia avrebbe suonato al contrario e lui avrebbe fatto i sogni al contrario. Poi si sarebbe alzato alla fine della sera prima del giorno più brutto. Sarebbe indietreggiato in camera mia fischiettando al contrario I’m the Walrus. Sarebbe stato nel letto con me. Avremmo guardato le stelle sul soffitto, che avrebbero allontanato la loro luce dai nostri occhi. Io avrei detto: “Niente” alla rovescia. Lui avrebbe detto: “Sì, pulce?” alla rovescia. Io avrei detto: “Papà?” alla rovescia, che non è così diverso da papà detto normalmente. Mi avrebbe raccontato la storia del sesto distretto, dalla voce nel barattolo fino all’inizio, da “Ti amo” a “Una volta, ma tanto tempo fa..”
E saremmo stati salvi.