Come what may

Non aveva esitato un secondo di più, era il momento perfetto. Scivolò in salotto silenzioso come un ladro, nonostante sapesse di essere solo in casa, e afferrò la boccetta di Prozac della madre. Non sapeva se prendere tutte le pasticche l’avrebbe portato a un immediato collasso, come avrebbe realmente desiderato, perciò decise con estrema razionalità di tagliarsi anche i polsi, per eliminare ogni possibilità di salvezza. Non ebbe fortuna.



E io sarò stata una promessa di un ubriaco, un’estate di pioggia, un pedigree di cane investito, una gravidanza isterica, un aborto.

What is the meaning of life? That was all — a simple question; one that tended to close in on one with years, the great revelation had never come. The great revelation perhaps never did come. Instead, there were little daily miracles, illuminations, matches struck unexpectedly in the dark; here was one.
Virginia Woolf, To the Lighthouse (via bookmania)

L’effetto secondario del dolore

Ho allungato la mano tra il letto e la parete e ho trovato Cose che mi sono capitate. Era pieno, completo. Presto avrei dovuto comprare un nuovo album. Ho letto che è stata la carta a tenere acceso l’incendio delle torri. Tutti quei quaderni, le risme di fogli per fotocopie, le stampate delle e-mail, le foto dei figli, i libri, i dollari nei portafogli, e i documenti negli archivi.. Erano combustibile. Forse se vivessimo in una società senza carta, come un sacco di scienziati dicono che un giorno succederà, papà sarebbe ancora vivo. Forse non dovrei iniziare un altro volume. Ho preso la torcia dal mio zaino e l’ho puntata contro il libro. Ho visto le cartine, i disegni, le foto prese dai giornali e riviste e da Internet, e quelle che avevo scattato io con la macchina del nonno. C’era tutto il mondo lì dentro. Finalmente ho trovato il corpo che cadeva.

Era papà? Forse. Chiunque fosse, era qualcuno. Ho strappato le pagine dal libro. Le ho rimesse in ordine al contrario, in modo che l’ultima fosse la prima e la prima fosse l’ultima. Le ho sfogliate velocemente e sembrava che l’uomo stesse alzandosi in cielo.

E se avessi avuto altre fotografie, sarebbe volato dentro una finestra e dentro la torre, e il fumo sarebbe stato aspirato nel buco da cui l’aereo stava per uscire. Papà avrebbe lasciato i suoi messaggi a rovescio finchè la segreteria sarebbe stata vuota, e l’aereo sarebbe volato all’indietro fino a Boston. Papà avrebbe preso l’ascensore per scendere in strada e schiacciato il bottone per l’ultimo piano. Avrebbe camminato all’indietro fino al metrò e il metrò sarebbe andato indietro nel tunnel fino alla nostra fermata. Papà avrebbe superato il tornello all’indietro e poi fatto sfilare al contrario la sua tessera della metropolitana, e sarebbe tornato a casa camminando all’indietro mentre leggeva il New York Times da destra a sinistra. Avrebbe sputato il caffè nella tazza, si sarebbe sporcato i denti e si sarebbe messo i peli in faccia con il rasoio. Sarebbe tornato a letto, la sveglia avrebbe suonato al contrario e lui avrebbe fatto i sogni al contrario. Poi si sarebbe alzato alla fine della sera prima del giorno più brutto. Sarebbe indietreggiato in camera mia fischiettando al contrario I’m the Walrus. Sarebbe stato nel letto con me. Avremmo guardato le stelle sul soffitto, che avrebbero allontanato la loro luce dai nostri occhi. Io avrei detto: “Niente” alla rovescia. Lui avrebbe detto: “Sì, pulce?” alla rovescia. Io avrei detto: “Papà?” alla rovescia, che non è così diverso da papà detto normalmente. Mi avrebbe raccontato la storia del sesto distretto, dalla voce nel barattolo fino all’inizio, da “Ti amo” a “Una volta, ma tanto tempo fa..”

E saremmo stati salvi.


Poussieres de moi

Se Allen Ginsberg avesse voluto scrivere “Gufo”?

Sono un aborto della mente. Mi sento galleggiante in un oceano di rassegnazione e stupidità. Sto diventando una persona mediocre, sono avvolta in un rotolo di cellophane che soffoca il mio cervello, che riesce a partorire solo pensieri leggeri e frivoli.

I miei sentimenti mi stanno frustrando, ma al contempo sono avulsi dalla mia testa, non mi appartengono più, sono avvolti da un banco di nebbia lontana, ma continuano ad obnubilarmi.

Ognuno è estraneo a se stesso, ma sto raggiungendo lentamente un punto di non ritorno.

Ho bisogno di una passione dirompente che rapisca i miei pensieri, che riempia il mio vuoto dilagante.

                 


E io sarò stato una promessa di ubriaco, un’estate di pioggia, un pedigree di cane investito, una gravidanza isterica, un aborto
Le chiavi della notte


We would have to run away, we would have to leave behind everything but each other.
Jonathan Safran Foer, Everything Is Illuminated (via bookmania)